PATTI PREMATRIMONIALI -CONCLUSI IN ITALIA- DA VALERE NEL MONDO ANGLOSASSONE

2
Dic

PATTI PREMATRIMONIALI

CONCLUSI IN ITALIA 

DA VALERE NEL MONDO ANGLOSASSONE

Per tutti coloro i quali si occupano di expats e di diritto di famiglia internazionale una domanda ricorrente da parte della clientela straniera -residente in Italia- riguarda la stipula di Accordi Prematrimoniali in vista di un futuro trasferimento della coppia negli Stati Uniti (50 ordinamenti diversi) o in altro Paese del mondo anglosassone.

I regimi patrimoniali “à l’européenne” purtroppo non sono riconosciuti negli Stati Uniti, con poche eccezioni (segnatamente quella delle Corti dello Stato di New York) e quasi mai laddove siano trascorsi molti anni di matrimonio. Altra eccezione rilevante è stata rappresentata dalla celebre Sentenza Radmacher vs Granatino nel Regno Unito, sentenza rivoluzionaria che ha riconosciuto la validità -in condizioni particolari- della stipula di un regime patrimoniale di separazione dei beni, ancora dopo molti anni di durata del matrimonio.

Personalmente mi sono imbattuto e mi imbatto continuamente nei casi di vertenze straniere relative alla validità della scelta di un regime come la separazione dei beni, effettuata in Italia al momento delle nozze, scelta che tuttavia è ritenuta inesistente nella cultura dei Paesi anglosassoni -per contrasto con l’ordine pubblico- dove il matrimonio rassomiglia assai al concetto di partnership, che si consolida con il passare degli anni potendo rendere comuni, dopo molti anni, anche beni che in origine erano di proprietà individuale.

Naturalmente, ove già si conosca il luogo ove la famiglia si trasferirà, dopo il matrimonio, la cosa più semplice sarebbe rivolgersi ad un avvocato residente in tale Paese o Stato, in caso di ordinamenti federali. Ma spesso la famiglia non ha tale previa conoscenza. Faccio l’esempio di una coppia mista Francese/Americana i cui partner lavorino presso una agenzia FAO-ONU a Roma e prevedano di spostarsi a Nairobi presso la locale sede dell’International Monetary Fund, oppure a New York presso l’ONU, chissà….

Se gli sposi fossero entrambi europei (o se il divorzio dovesse avvenire in Europa) si applicherebbe la scelta di cui al Reg. 1103 /2016 in materia di cooperazione rafforzata. Sicché anche se uno dei partner fosse americano, e la scelta ricadesse sul regime di separazione dell’art. 215 c.c. , basterebbe che i coniugi richiedesse il divorzio in uno dei paesi europei aderenti per rendere inconfutabile tale scelta (cd. effetto universale della Cooperazione Rafforzata).

Ma il Regno Unito non ha aderito alla cooperazione rafforzata relativa a tale regolamento mentre gli Stati Uniti non fanno, evidentemente, parte della UE. Dunque, che fare?

A questa frequente richiesta della Clientela ho deciso di dare egualmente risposta professionale: ho pertanto approfondito la giurisprudenza in materia di riconoscimenti da parte delle Corti Anglosassoni dei patrimoniali regimi europei; sul concetto di accordo inconsapevole-unconsciounable agreement (tante volte invocato -simile alla violenza morale- e utilizzato per determinare la nullità di un accordo prematrimoniale in condizioni sperequate tra i coniugi) nulla potendosi invece fare per contrastare il concetto di fairness – sostanziale giustizia nei rapporti tra coniugi, che può sempre provocare trasferimenti immobiliari da parte del Giudice del divorzio, qualunque fosse stato l’accordo precedente delle parti, nel caso in cui -al momento del divorzio- uno dei due si trovi in condizione fortemente sbilanciate.

Ho poi interpellato un certo numero di amici avvocati, con una familiarità specifica del diritto di famiglia internazionale, dall’Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti

Ecco dunque le mie conclusioni:

  • nessun accordo prematrimoniale può avere durata prevista per tutta la vita matrimoniale. Occorre subito informare i clienti che un buon accordo deve essere rinnovato almeno ogni 3-5 anni onde non correre il rischio che esso sia ignorato o travolto dal Giudice in sede di divorzio.
  • se uno dei due sponsali non è italiano è sempre necessario l’intervento di un interprete: tale presenza sarebbe in realtà resa necessaria anche dall’art. dell’art. 13 del D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 in sede di celebrazione del matrimonio. Tuttavia -posto che più sopra abbiamo incontrovertibilmente assodato che la scelta del regime patrimoniale effettuata al momento del matrimonio in Italia viene ritenuta, solitamente, di nessun valore dalle corti anglosassoni- stiamo qui ragionando di un interprete che traduca (in traduzione Giurata in Tribunale, io consiglio, anche per fornirle data certa) il Contratto Prematrimoniale alcuni giorni prima della cerimonia. E ciò anche perché
  • la giurisprudenza consultata e i pareri dei colleghi richiedono sempre un “cooling off period” uno spatium deliberandi di diversi giorni, tra la stipula dell’accordo e le nozze.
  • gli sposi inoltre debbono essere assistiti, nella stipula del contratto, da due avvocati indipendenti: uno per parte, che sottoscriveranno l’accordo insieme a loro.
  • il richiamo al Regolamento Europeo di cui ante, deve essere comunque effettuato, per il caso di divorzio europeo.
  • la disclosure deve essere onesta e completa: consiglio di allegare al contratto un elenco definitivo di proprietà, conti correnti e investimenti.
  • le liabilities anche: bisogna presentare un accurato elenco dei debiti, esistenti e potenziali.

A queste condizioni un accordo prematrimoniale stipulato in Italia ha buone possibilità di “reggere” nel mondo anglosassone, per un periodo limitato nel tempo.

Sarà necessario informare di tale incertezza i Clienti, che dovranno accettarne il relativo rischio.

Spero di esservi stato di aiuto.

Buon lavoro!

Marco Calabrese is an International Family Law Attorney, shortlisted by the US Embassy in Rome, Contributor of the World Bank Publications for Gender Equality. Owner of the Family Law Italy, a boutique law firm located in Rome info@familylawitaly.com website www.familylawitaly.com +39068075014 member firm of AngloItalianLaw.com